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ASD senza Partita Iva: i fornitori non vi mandano la copia cartacea della fattura elettronica?

Avete diritto di chiederla.

Ma potete anche vederla e scaricarla dal vostro cassetto fiscale: meglio attivarsi entro il 31 ottobre 2019 per non perdere le fatture già ricevute dall’inizio dell’anno ad oggi.

 

Il sistema di fatturazione elettronica NON riguarda le associazioni con il solo codice fiscale: queste sono equiparate ai consumatori finali, possono chiedere e hanno diritto di ricevere una copia di cortesia, cartacea o in pdf, della fattura elettronica emessa dal loro fornitore.

Tuttavia, per comodità, possono ugualmente registrarsi ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate per CONSULTARE e SCARICARE le fatture elettroniche ricevute e regolarmente consegnate nel cassetto fiscale dai fornitori.

I servizi sono gratuiti e il più adatto per le associazioni, come per le persone fisiche, è il sistema FISCONLINE.

 

Perché la scadenza del 31 ottobre 2019?

 

Se l’adesione al servizio avviene entro il 31 ottobre 2019 sarà possibile consultare e scaricare tutte le fatture presenti fin dal 1/1/2019;

se l’adesione avviene dopo il 31 ottobre 2019 sarà possibile consultare e scaricare solo i documenti ricevuti successivamente alla data di adesione.

Si ripete che non ci sono obblighi di aderire al servizio e non ci sono termini: semplicemente se si attiva prima del 31 ottobre 2019 si potranno vedere e scaricare tutte le fatture ricevute dall’inizio dell’anno, se si attiva dopo, soltanto quelle ricevute successivamente alla data di attivazione.

Nota bene: nel cassetto fiscale sono consegnate soltanto le FE, fatture elettroniche; pertanto se un vostro fornitore non ha l’obbligo di utilizzare la fatturazione elettronica (ad esempio perché opera nel regime forfetario o in 398/91 con ricavi inferiori a 65.000 euro) emette fattura cartacea che vi viene spedita o consegnata con i mezzi ordinari e NON viene trasmessa mediante lo SDI (sistema di interscambio per la FE).

 

Come fare?

La procedura non è difficile.

 

  1. Il legale rappresentante dell’associazione se non ha già un PIN personale lo potrà richiedere seguendo le istruzioni qui

https://telematici.agenziaentrate.gov.it/Abilitazione/Fisconline.jsp

  1. Una volta ottenuto il PIN personale, il legale rappresentante potrà chiedere le credenziali per l’associazione seguendo le istruzioni qui

https://telematici.agenziaentrate.gov.it/Abilitazione/richiestaPin.jsp#societaenti

  1. Ottenute le credenziali per l’associazione, si potrà effettuare l’accesso all’area riservata: dal riquadro al centro pagina “fatturazione elettronica corrispettivi elettronici” si prosegue per schermate successive con “accedi” e poi “aderisci”

 

di Andrea Albertin – Avvocato

Circolare 18/E: Condizioni formali per l’applicazione del 148 comma TUIR, la c.d. decommercializzazione dei corrispettivi specifici

Molti dubbi interpretativi ha destato la Circolare in oggetto. Anche considerato che la stessa mal si aggiusta in taluni casi, con quello che è invece un testo di legge, l’art.148 TUIR, che ha riconosciuto il valore dell’associazionismo organizzato, fin dalla riforma del non profit attuata con il D.Lg.vo 460/97.

Partiamo dall’analisi del Testo Unico del 22/12/1986 n. 917

Art. 148 – Enti di tipo associativo. 
Non e’ considerata commerciale l’attivita’ svolta nei confronti degli associati o partecipanti, in conformita’ alle finalita’ istituzionali, dalle associazioni, dai consorzi e dagli altri enti non commerciali di tipo associativo. Le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo.
Si considerano tuttavia effettuate nell’esercizio di attivita’ commerciali, salvo il disposto del secondo periodo del comma 1 dell’articolo 143, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi agli associati o partecipanti verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto. Detti corrispettivi concorrono alla formazione del reddito complessivo come componenti del reddito di impresa o come redditi diversi secondo che le relative operazioni abbiano carattere di abitualita’ o di occasionalita’.
Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona non si considerano commerciali le attivita’ svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attivita’ e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali (n.d.r. A.S.I.), nonchè le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati.
omissis
Per le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’interno (n.d.r. A.S.I.), non si considerano commerciali, anche se effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande effettuata, presso le sedi in cui viene svolta l’attività istituzionale, da bar ed esercizi similari e l’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici, sempre che le predette attività siano strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e siano effettuate nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3.
omissis
omissis
Le disposizioni di cui ai commi 3, 5, 6 e 7 si applicano a condizione che le associazioni interessate si conformino alle seguenti clausole, da inserire nei relativi atti costitutivi o statuti redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata:
a) divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonche’ fondi, riserve o capitale durante la vita dell’associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge;
b) obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge;
c) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l’effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d’età il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione;
d) obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie;
e) eleggibilita’ libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui all’articolo 2532, comma 2, del codice civile, sovranita’ dell’assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicita’ delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti; è ammesso il voto per corrispondenza per le associazioni il cui atto costitutivo, anteriore al 1 gennaio 1997, preveda tale modalita’ di voto ai sensi dell’articolo 2532, ultimo comma, del codice civile e sempreche’ le stesse abbiano rilevanza a livello nazionale e siano prive di organizzazione a livello locale;
f) intrasmissibilita’ della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilita’ della stessa.
omissis

Questo articolo va letto con calma, ma è sinteticamente completo ed efficace. Spiega chiaramente come non sia considerata commerciale l’attività organizzata da una ASD/SSD affiliata ASI, che preveda il pagamento di corrispettivi specifici (quote di partecipazione alle attività) anche se versate da tesserati di altre Associazioni A.S.I. E che non si considerano commerciali, anche se effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande (bar) gestita direttamente presso i locali dell’Associazione. Con due ulteriori precisazioni: che le attività siano svolte a favore dei tesserati ed in diretta attuazione degli scopi istituzionali. E che, nel caso della somministrazione, siano strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e siano effettuate nei confronti dei tesserati al medesimo ente Nazionale (ASI).

Va poi ricordato l’ art. 149 TUIR
1. Indipendentemente dalle previsioni statutarie, l’ente perde la qualifica di ente non commerciale qualora eserciti prevalentemente attività commerciale per un intero periodo d’imposta.
2. Ai fini della qualificazione commerciale dell’ente si tiene conto anche dei seguenti parametri:
a) prevalenza delle immobilizzazioni relative all’attività commerciale, al netto degli ammortamenti, rispetto alle restanti attività;
b) prevalenza dei ricavi derivanti da attività commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività istituzionali;
c) prevalenza dei redditi derivanti da attività commerciali rispetto alle entrate istituzionali, intendendo per queste ultime i contributi, le sovvenzioni, le liberalità e le quote associative;
d) prevalenza delle componenti negative inerenti all’attività commerciale rispetto alle restanti spese.
3. omissis
4. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano agli enti ecclesiastici riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili ed alle associazioni sportive dilettantistiche.

Anche questa norma è chiara, semplice, efficace.  Implica che, qualora si svolgessero attività c.d commerciali (ad esempio adottando il Regime agevolato ex lege n. 398/1991), queste potrebbero essere anche prevalenti rispetto alle attività istituzionali a condizione che il soggetto in questione sia una ASD.
Cosa è la legge n.398/91? Sintetizzando si tratta di un regime fiscale che consente la determinazione del reddito imponibile (con abbattimento forfetario dei costi pari al 97% e pertanto con prelievo fiscale sul 3% del reddito) e dell’IVA, sempre in via forfetaria, nonché previsioni di favore  in  materia  di adempimenti  contabili,  di  certificazione  dei  corrispettivi  e dichiarativi. Possono aderirvi le ASD (e – fino all’entrata a regime della riforma del terzo settore – anche le associazioni non sportive) e le società sportive dilettantistiche senza scopo di lucro che, nel  corso  del  periodo  d’imposta  precedente, abbiano  conseguito  proventi  derivanti  da  attività commerciale per un importo non superiore a 400.000 euro (in precedenza il plafond era determinato in 250.000 euro).

In pratica il regime 398 consente di svolgere attività commerciale fruendo di importanti agevolazioni sul piano contabile e fiscale.
A questo punto non resta che commentare la Circolare 18/E dell’Agenzia delle Entrate del 1 agosto 2018.
La circolare 18/E scaturisce da un importante tavolo di confronto tra Agenzia e CONI su alcune problematiche, relative in particolare proprio all’applicazione del regime di cui alle Legge 398/1991 e del beneficio fiscale di cui all’art.148, comma 3, del TUIR, tenuto anche conto della avviata  riforma del Terzo settore.

Intanto va osservato come nel documento di prassi vi sia una narrazione tutt’altro che sintetica. Abbiamo infatti un testo di ben 79 pagine, che se per certi aspetti può risultare chiarificatore, perché articolato come una serie di risposte a specifici quesiti, per altri solleva nuovi dubbi interpretativi e, soprattutto, si pone talora in contrasto con quanto appena evidenziato nell’analisi del TUIR.

La principale criticità contenuta nella circolare è il tentativo di delimitare l’ambito delle attività per le quali è possibile godere delle agevolazioni previste dal regime di cui alla Legge 398/1991 e dall’art.148, c.3, del TUIR.

Per quanto riguarda il regime 398, viene precisato un nuovo concetto, ovvero che l’applicazione del regime 398 venga limitata ai proventi commerciali derivanti da attività connesse alle finalità istituzionali e condizionata allo svolgimento di attività rappresentanti il “naturale completamento degli scopi specifici e particolari” che caratterizzano l’associazione.

Lo stesso tipo di considerazione vale anche per l’agevolazione di cui all’art.148, c.3, del TUIR. Viene ribadito che, “l’attività svolta in diretta attuazione degli scopi istituzionali” è quella che costituisce il “naturale completamento degli scopi specifici e particolari che caratterizzano l’organizzazione”.

Cosa significa, concretamente questa frase “naturale completamento degli scopi”? Come rapportarla all’operato della ASD o SSD?
Ad esempio significa (per l’Agenzia delle Entrate) che l’attività di somministrazione di alimenti e bevande viene esclusa dalla “decommercializzazione” di cui all’art.148, c.3, del TUIR, anche qualora sia svolta nei locali interni dell’ASD e nei confronti dei propri associati.

Qui è evidente che Agenzia “dimentica” che il bar sociale è istituzionale secondo quanto previsto dall’art. 148 comma 5 e non opera alcuna distinzione per le ASD che siano affiliate ad enti come A.S.I. che abbiano anche il riconoscimento del Ministero dell’Interno per la somministrazione circolistica. Inoltre i ricavi del bar, considerati indistintamente per tutte le associazioni, di natura commerciale potranno essere contabilizzati in 398, ma non sempre. Il regime agevolato spetta solo nel caso in cui la mescita sia organizzata contestualmente all’evento sportivo (es. durante la gara o l’allenamento di motociclismo o durante i corsi di tennis e senza l’utilizzo di strutture e mezzi organizzati a fini di concorrenzialità sul mercato (quali, ad esempio, insegne, marchi o locali attrezzati).

Negli altri casi i proventi “dovrebbero” essere tassati secondo le regole ordinarie.
Vi è poi un’ulteriore, e ben più grave, considerazione.

Non sono considerate connesse alle finalità istituzionali le attività riguardanti i corsi svolti nell’ambito di discipline che non rientrano nell’elenco degli sport definitivi riconosciuti dal CONI con delibera del maggio 2017.

Facciamo un esempio. Una associazione svolge Ginnastica rivolta al benessere e fitness ed arti marziali ed in aggiunta a queste svolge attività di KravMaga (disciplina al momento, non prevista in registro) prevista tra le finalità istituzionali del sodalizio e rivolta ai soli soci/tesserati.
L’associazione potrà ovviamente iscriversi al Registro Coni e acquisire lo status di ASD perché svolge attività riconosciute come sportive dilettantistiche e applicherà le agevolazioni spettanti alle ASD, inclusa la norma sui compensi sportivi per le discipline riconosciute.

Le attività sportive escluse dall’elenco, secondo Agenzia, andrebbero considerate commerciali e non connesse con le attività istituzionali. Di nuovo Agenzia “dimentica” che le associazioni possono continuare ad applicare l’art. 148 comma 3 sui corrispettivi specifici che non si applica solo alle sportive dilettantistiche ma a varie categorie di enti associativi particolarmente meritevoli per finalità culturali, di formazione extra-scolastica della persona e sociali; finalità peraltro promosse e valorizzate da ASI che non è solo Ente di Promozione Sportiva ma anche Ente di Promozione Sociale pronto ad entrare nel Terzo Settore riformato.

Pertanto, per tornare al nostro esempio, l’associazione potrà applicare l’agevolazione sui corrispettivi specifici istituzionali (ma non quella sui compensi sportivi riservata alle discipline riconosciute) anche per il krav maga a condizione che l’attività rientri nelle finalità istituzionali, che venga svolta nei confronti di soci/tesserati e nel rispetto delle clausole di democraticità ed effettività previste dal comma 8 dell’art. 148 TUIR. E ciò fino a quando non entrerà a regime la riforma del Terzo Settore che comporterà l’applicazione di questa agevolazione solo per le ASD; in seguito, le associazioni affiliate che non svolgano attività sportive dilettantistiche potranno valutare l’opportunità di diventare ente del terzo settore nella categoria APS – associazione di promozione sociale –  e usufruire di agevolazioni del tutto analoghe sui corrispettivi specifici oltre ad altri benefici espressamente previsti per la nuova figura.
Altra domanda la troviamo al paragrafo 7.3 e riguarda in particolare le SSD.  Le società sportive dilettantistiche costituite in forma di società di capitali senza fini di lucro devono obbligatoriamente inserire nei propri statuti le clausole relative alla democraticità del rapporto associativo previste dall’articolo 148, comma 8, lettere c) ed e) del TUIR?

Rilevato che l’articolo 90, comma 18, lettera e) della legge n. 289 del 2002,  in  merito  alla  democraticità  del  rapporto  associativo  prevede  l’obbligo  di inserire  nello  statuto  degli  enti  sportivi  dilettantistici  non  lucrativi  “le  norme sull’ordinamento  interno  ispirato  a  principi  di  democrazia  e  di  uguaglianza  dei diritti di tutti gli associati, con la previsione dell’elettività delle cariche sociali, “fatte salve” le società sportive dilettantistiche che assumono la forma di società di capitali o cooperative per le quali si applicano le disposizioni delle società sportive dilettantistiche senza fini di lucro, a  differenza delle associazioni sportive dilettantistiche, “non devono integrare i propri statuti” con le clausole concernenti la democraticità del rapporto associativo previste dalle lettere c) ed e) del comma 8 dell’articolo 148 del TUIR. del codice civile.

Al paragrafo 7.1, Regime fiscale delle prestazioni rese  ai  “tesserati”  delle Federazioni  Sportive Nazionali, degli Enti di Promozione Sportiva e delle Discipline Sportive Associate, la circolare dà una risposta favorevole all’estensione del benefici della decommercializzazione non solo ai soci ma anche ai generici tesserati (categoria molto presente nelle federazioni, ma anche nelle nostre SSD).

Viene inoltre analizzato l’obbligo di emettere ricevuta per le quote, che riguarda le quote associative o le quote di iscrizione ai corsi incassate dall’associazione in contanti e poi versate sul proprio conto corrente con un unico versamento superiore a 1.000 euro.

L’Agenzia delle entrate risponde che l’associazione ha “l’obbligo” di rilasciare al singolo un’apposita quietanza (ricevuta non fiscale), di cui una copia dovrà essere conservata dall’ente. “In aggiunta”, occorrerà dotarsi di un registro di prima nota, nel quale annotare analiticamente le entrate e le uscite, indicando i nominativi dei soggetti, la causale e l’importo incassato o pagato. Si tratta di consigli che sempre venivano da noi dati ai presidenti delle associazioni affiliate ma che alla luce delle indicazioni di Agenzia parrebbero divenire adempimenti obbligatori.

E nel caso di mancata o tardiva presentazione del Modello EAS?
L’invio del Modello EAS costituisce uno degli adempimenti fondamentali per poter usufruire delle agevolazioni di cui all’art.148, comma 3, del TUIR e del parallelo art.4, comma 4, del DPR 633/1972 (iva).
L’Agenzia ha ribadito che il termine fissato per la presentazione di tale Modello non ha carattere perentorio, e che quindi l’associazione potrà godere della “decommercializzazione” delle quote associative e dei corrispettivi provenienti dagli associati ma “solo per le operazioni compiute successivamente alla presentazione” del Modello. Le operazioni compiute prima della presentazione saranno quindi escluse dal regime agevolato e sottoposte a tassazione “ordinaria”

Come valutare questa lunghissima circolare? Per certi aspetti è senz’altro chiarificatrice. Ma la domanda che sorge spontanea è questa. Può una Circolare opporsi a una legge?
Prendiamo ad esempio uno dei passaggi più critici:  Non sono considerate connesse alle finalità istituzionali le attività riguardanti i corsi svolti nell’ambito di discipline che non rientrano nell’elenco degli sport definitivi riconosciuti dal CONI.

Ma il TUIR, già al comma 1 dell’art. 148, come abbiamo sopra evidenziato dice ben altro.

1. Non e’ considerata commerciale l’attivita’ svolta nei confronti degli associati o partecipanti, in conformita’ alle finalita’ istituzionali, dalle associazioni, dai consorzi e dagli altri enti non commerciali di tipo associativo. Le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo.

Non sono forse istituzionali, le attività sportive statutariamente previste, per il solo fatto di non essere ascrivibili ad un elenco del CONI? Lo sport non è libera espressione?
Nel 1992 la Carta Europea dello sport recitava come definizione di Sport “qualsiasi forma di attività fisica che, attraverso una partecipazione organizzata o non, abbia per obiettivo l’espressione o il miglioramento della condizione fisica e psichica, lo sviluppo delle relazioni sociali o l’ottenimento di risultati in competizioni di tutti i livelli”.
Le circolari, al contrario della legge, sono solo atti interni e vincolano solo i dipendenti della pubblica amministrazione.
Che valore ha una circolare? È davvero tanto forte da permettersi di derogare a una norma del Parlamento o del Governo? E chi decide, in caso di contrasto interpretativo, su quale sia la strada più corretta?
A chiarirlo è una recente sentenza del Consiglio di Stato sent. n. 567/17 che fa seguito a una sentenza della Cassazione del 2017 n. 6185 del 10.3.2017.
la quale ribadisce pressappoco lo stesso principio.

Ricordiamo che il nostro sistema giuridico è basato sul rispetto della gerarchia delle fonti secondo una logica piramidale. La punta della piramide è rappresentata dalla Costituzione, leggi costituzionali e di revisione costituzionale, statuti delle regioni a statuto speciale, trattati costitutivi dell’Unione Europea, regolamenti e direttive dell’UE; fonti di secondo livello sono le leggi, i decreti legge e i decreti legislativi. A seguire le leggi regionali, poi i regolamenti, fino all’ultimo gradino dove stanno le consuetudini.

E le circolari? Non ci sono, non costituiscono fonte del diritto e, quindi, non sono vincolanti né per i cittadini, né per i giudici.  Il Consiglio di Stato sentenza n. 567/17 scrive che, le circolari amministrative costituiscono atti interni a un pubblico ufficio, diretti agli organi di tale ufficio e ai loro dipendenti; esse vincolano solo i comportamenti degli organi operativi sottordinati dell’ufficio. Una direttiva comportamentale impartita dal vertice dell’amministrazione che vincola il personale. Ma non crea certo un diritto né può limitare il cittadino.

Proprio perché la circolare non è una fonte del diritto e non si rivolge al cittadino, questi non può impugnarla davanti al giudice; oggetto di contestazione però sarà il provvedimento della pubblica amministrazione che, facendosi scudo della circolare, ha negato il diritto di applicare la decommercializzazione o addirittura la possibilità di utilizzo dell’opzione 398 alla associazione che svolge attività non prevista a registro CONI.

La triste conclusione è pertanto la seguente: la Circolare non può contrastare la norma di legge. Ma gli organi dell’ufficio possono applicarla costringendoci a ricorrere contro il provvedimento. Con i rischi e le conseguenze del caso.

[  Andrea Albertin, Avvocato del Foro di Padova  ]

Con la risposta all’interpello n. 361 del 30 Agosto 2019 l’Agenzia delle Entrate ha confermato che l’esenzione dall’imposta di bollo per le ASD/SSD si riferisce anche alle ricevute rilasciate agli associati/tesserati a fronte di corrispettivi specifici istituzionali (ad esempio le ricevute per i corsi) e agli estratti conto bancari.

Si ricorda che l’agevolazione è stata introdotta con la legge di bilancio 2019 (L.30/12/2018 n.145 comma 646) che ha modificato l’art. 27 –bis Allegato B d.p.r. 642/72 relativo agli  atti, documenti e registri esenti dall’imposta in modo assoluto.

Nello specifico la disposizione comprende:

“… atti, documenti, istanze, contratti nonché copie anche se dichiarate conformi, estratti, certificazioni, dichiarazioni e attestazioni posti in essere o richiesti …” dai soggetti esentati.

I soggetti esonerati in origine erano le Onlus; in seguito l’agevolazione è stata estesa alle Federazioni Sportive Nazionali e gli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal Coni FSN/DSA/EPS con l’art. 90 della L.289/02 ed ora, con la legge di bilancio 2019,  anche alle a.s.d. e alle s.s.d. riconosciute dal Coni.

Non vi è dubbio che la norma si riferisca a una serie di atti emessi o formati dalle ASD/SSD, come ad esempio i contratti, i verbali assembleari e le ricevute rilasciate a fronte delle quote associative e dei corrispettivi specifici incassate da soci/tesserati.

Quanto all’estratto conto bancario si era posta in dubbio l’esclusione perché le banche avrebbero l’obbligo di trasmettere al cliente l’estratto conto e quindi non si tratterebbe di un atto “richiesto” ma “dovuto”, assoggettato al bollo a prescindere dalla natura giuridica del cliente e dalle particolari agevolazioni fiscali spettanti. In realtà – come avevo già segnalato nelle precedenti news  – dal tenore delle norme e considerato che la nuova esenzione per le ASD/SSD è introdotta come estensione di quella originariamente prevista dalle Onlus all’art.17 D.Lg.vo 460/97, non vi è ragione per considerare escluso l’estratto conto bancario dall’agevolazione. Sul punto era chiara una “vecchia” Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del 4/11/1998 : gli estratti conto bancari inviati alle Onlus non sono soggetti all’imposta di bollo.

A dirimere ogni residua incertezza interviene ora la risposta all’interpello n.361/2019 . Si consiglia pertanto di fare una verifica sull’estratto conto e di rivolgersi alla propria filiale di riferimento per chiedere lo storno degli importi eventualmente ed erroneamente addebitati a partire dal 1/1/2019.

Scadenza 30 settembre. Cosa devo fare per non essere cancellato dal Registro CONI?!

RIPETERE AIUTA: CARICAMENTO EVENTI REGISTRO RSSD 2.0 

 

Ricordiamo gli adempimenti per le A.S.D ed S.S.D per conservare i benefici fiscali.
a) controllare che le discipline sportive indicate nello Statuto siano comprese nell’elenco delle discipline sportive ammesse dal CONI e indicate sul certificato d’iscrizione al Registro CONI;
b) svolgere effettiva pratica della disciplina sportiva dichiarata statutariamente;
c) essere in possesso, per ogni singolo anno d’iscrizione al Registro CONI, di documentazione attestante la partecipazione alle attività organizzate dall’Ente o federazione di appartenenza.

RICORDA: A COSA SERVE IL REGISTRO 2.0?
Il Registro è lo strumento che il Consiglio Nazionale del CONI ha istituito per confermare definitivamente “il riconoscimento ai fini sportivi” alle associazioni/società sportive dilettantistiche affiliate alle Federazioni Sportive Nazionali e agli Enti di Promozione Sportiva.

Le associazioni/società iscritte al Registro sono inserite nell’elenco che il CONI, ogni anno, deve trasmettere ai sensi della normativa vigente, al Ministero delle Finanze – Agenzia delle Entrate.

Quali Eventi si possono inserire?   Si possono inserire tre tipologie di eventi, per la cui identificazione e definizione ci dobbiamo avvalere dell’allegato Elenco Attività previste dal Consiglio Nazionale CONI .

Eventi attività sportiva: Con attività sportiva si intende lo svolgimento di eventi sportivi organizzati dall’organismo sportivo di riferimento. Un evento sportivo può coincidere con una singola gara
Eventi attività formativa: Con attività formativa si indica l’iniziativa finalizzata alla formazione dei tesserati dell’organismo sportivo nonché le attività di divulgazione, aperte anche ai non tesserati, relativamente ad argomenti pertinenti la tecnica e l’ordinamento sportivo;
Eventi attività didattica: Con attività didattica si intendono i corsi di avviamento allo sport organizzati direttamente dell’organismo sportivo o organizzati dall’Associazione/società se espressamente autorizzati dall’organismo di affiliazione sportivo di riferimento

 

SEMPLIFICANDO ECCO COSA DOVETE FARE!

 

Compilare ed inviare all’Ente Affiliatore (es. Asiveneto o AsiPadova) i seguenti moduli:

n.b. fino al 30 settembre sarà possibile inserire anche attività già svolte nel corso dell’anno;

dopo il 30 settembre potrete inserire solo attività non ancora svolte.

 

Inserendo almeno una delle attività previste nell’‘ allegato “Elenco Attività” previste dal Consiglio nazionale del CONI .

n.b.: ogni attività prevede una diversa scheda (es. se organizzo corso di ginnastica artistica e di ginnastica aerobica, dovrò inviare due schede).

oppure

 

ASI procederà all’inserimento dei dati da voi comunicati nella piattaforma CONINET.

100 gratuità soggiorno vitto alloggio a Lignano Sabbiadoro dal 14 al 16 giugno in occasione delle ASIADI !!!

Un weekend di mare e sport, utile anche per documentare nel registro CONI la partecipazione della ASD/SSD ad un evento Nazionale ASI!

Al fine di favorire la partecipazione a questo grande nuovo evento ASI dal sapore olimpico, alla sua prima edizione, il Comitato Regionale Veneto, mette a disposizione dei propri associati (tecnici, tesserati e familiari) 100 accessi gratuiti dal Venerdì alla Domenica vitto ed alloggio inclusi in camera doppia, alle ASIADI che si svolgeranno nel Villaggio Turistico BellaItalia, http://www.bellaitaliavillage.com/ posizionato sul meraviglioso lungomare.

 

Per la partecipazione dovrete inviare una mail al seguente indirizzo: segreteria@asiveneto.it

  • oggetto: partecipazione ad Asiadi
  • associazione sportiva di riferimento
  • nome e cognome ……………………………………….. età …………… tel …………………………
  • mail ……………………………………………………………..

E’ ammessa ed anzi benvenuta anche la partecipazione di famiglie.

 

IMPORTANTE condizione (non sono ammesse eccezioni) è accreditarsi alla reception del Villaggio entro e non oltre le ore 17.00 di Venerdì, pertanto partite con un certo anticipo.

Il primo appuntamento (l’unico appuntamento nel corso che richiederà la necessaria la presenza dei partecipanti) sarà la “cerimonia inaugurale” che si terrà alle ore 19 di venerdì 14 giugno.

Mentre il sabato e la domenica ci saranno varie attività sportive e formative organizzate per le quali è prevista la partecipazione facoltativa dei presenti.

Senza dimenticare la spiaggia che ci attende di fronte al Villaggio ed il bellissimo e lunghissimo centro pedonale di Lignano Sabbiadoro a poche centinaia di metri.

 

ATTENZIONE: verrà data la priorità alle prime 100 richieste pervenute.

 

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PADOVA: 18/19 maggio

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APRILE TEMPO DI ASSEMBLEA E BILANCI: le buone pratiche per le ASD  

In quattro mosse come rispettare il  principio di democraticità richiesto dall’art. 90 L.289/02 e dall’art.148 comma VIII t.u.i.r.

 

di Biancamaria Stivanello, avvocato del foro di Padova

Si avvicina il momento dell’anno più importante per gli adempimenti interni a rilevanza esterna per le associazioni sportive dilettantistiche : quando l’esercizio è solare – da gennaio a dicembre, come nella gran parte dei casi – il 30 aprile 2019 rappresenta di solito il termine per l’approvazione del rendiconto annuale chiuso al 31 dicembre 2018.

Perché di solito? E come verificare la durata dell’esercizio solare?

La risposta a queste e a molte altre domande sul come fare, viene innanzitutto dallo statuto.

  1. Il primo passo consiste dunque nella scrupolosa rilettura dello statuto sia per verificare il recepimento dei contenuti formali imposti dall’art. 90 L.289/02 (necessari per acquisire lo status di ASD e l’iscrizione al Registro Coni) e dall’art.148 comma VIII, necessari  per poter beneficiare  dell’agevolazione sulla defiscalizzazione dei corrispettivi specifici (incassi di quote per corsi, abbonamenti, stage, gare e simili da parte di soci, associati e tesserati in diretta attuazione delle finalità istituzionali).

In sintesi i contenuti delle clausole possono riassumersi come segue:

a)divieto di distribuzione diretta e indiretta di proventi, utili, avanzi di gestione durante la vita dell’associazione, obbligo di devoluzione del patrimonio secondo le modalità indicate dalle norme in caso di scioglimento e intrasmissibilità della quota ;

b)effettività del rapporto associativo, con espressa esclusione della temporaneità del rapporto associativo;

c)diritto di voto, per i maggiori di età, secondo il principio del voto per testa, per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e del regolamento, per la nomina del consiglio direttivo, liberamente eleggibile e, annualmente,  per l’approvazione del rendiconto economico finanziario;

  1. d) idonee forme di pubblicità delle convocazioni assembleari, delle deliberazioni e dei rendiconti.

Non è sufficiente che tali clausole siano recepite negli statuti ma è assolutamente necessario che vengano nel concreto poste in essere e rispettate,  mediante l’adozione di buone pratiche idonee a comprovare la natura associativa e partecipativa del sodalizio.

  1. Il secondo passo è la predisposizione e approvazione del rendiconto in seno al consiglio direttivo e la fissazione dell’assemblea ordinaria annuale per consentirne l’approvazione nei termini fissati. Lo statuto indica la durata dell’esercizio sociale e il termine per l’approvazione del rendiconto annuale (se il termine non dovesse essere indicato si considerano quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio).
  2. Il terzo passo è di fondamentale importanza e riguarda la convocazione dell’assemblea ordinaria.

 

ordine del giorno

Il consiglio direttivo, con apposita delibera, fissa data, luogo e ora per la prima e per la seconda convocazione e l’ordine del giorno che dovrà comprendere la relazione del presidente sulle attività svolte, l’approvazione del rendiconto economico finanziario, l’approvazione del preventivo se previsto nello statuto, la programmazione delle linee generali di intervento per la prossima stagione, varie ed eventuali.

Alla scadenza del consiglio direttivo – ogni tre o quattro anni o secondo la eventuale diversa durata prevista nello statuto – va inserito, con ulteriore punto all’ordine del giorno, il rinnovo delle cariche, che può tenersi contestualmente nella medesima assemblea ordinaria per l’approvazione del bilancio, salvo che lo statuto non preveda termini diversi.

Il luogo dell’assemblea deve essere idoneo ad accogliere, potenzialmente, i soci aventi diritto a partecipare: è da escludere quindi  l’abitazione del presidente o un piccolo ufficio, mentre andranno bene la sede della palestra o una sala capiente di cui a.s.d. possa avere la disponibilità anche in via temporanea o un locale pubblico capiente dove eventualmente sia possibile abbinare l’assemblea alla classica cena sociale, in modo anche da favorire la massima partecipazione dei soci (e purché i due momenti siano ben distinti quanto a orari e partecipanti). La sede dell’assemblea riportata a verbale deve corrispondere alla sede indicata nella convocazione.

Il consiglio direttivo -se non vi ha provveduto prima- dovrà anche procedere alla revisione e all’aggiornamento del libro soci per verificare e individuare gli aventi diritto alla partecipazione e al voto in assemblea in base alle regole previste dallo statuto, in modo da poter adeguatamente predisporre le convocazioni ed eseguire le verifiche sul numero dei presenti in assemblea per attestarne la validità.

 

forme di pubblicità e comunicazione

L’avviso di convocazione, firmato dal presidente, deve contenere tutti gli elementi suindicati e deve essere adeguatamente comunicato ai soci e pubblicizzato. Le forme adottate devono innanzitutto rispettare le norme statutarie, per cui se lo statuto prevedesse la convocazione scritta da inviare a ciascun socio, questa è la regola da seguire per la validità della convocazione (in tal caso, salvo che lo statuto preveda comunicazioni con raccomandata a.r., la comunicazione scritta può essere validamente sostituita da mail , sms, chat di WhatsApp  e simili; la raccomandata a.r. è invece sostituibile da posta certificata PEC che per la sua validità richiede l’utilizzo di account certificato non solo da parte del mittente ma anche da parte del destinatario).

La convocazione per affissione è in linea di principio ammessa e valida (sempre che sia così prevista dallo statuto) purché ne sia garantita l’effettiva conoscibilità da parte degli associati aventi diritto di partecipare all’assemblea: il luogo di affissione deve essere accessibile e frequentato dai soci (la sede della palestra dove abitualmente si opera e non la sede legale presso l’abitazione del presidente!).

Un utile strumento – anche se non previsto dallo statuto –  è la pubblicazione sul sito dell’associazione o sul profilo/pagina Facebook o su altre piattaforme social, che può validamente ed efficacemente declinare una forma di convocazione per affissione presso la sede operativa “virtuale”. Tale strumento è inoltre particolarmente efficace non solo perché capace di raggiungere tutti i destinatari ma anche perché idoneo a dimostrare la data di pubblicazione del post e la permanenza sulla pagina o sul sito, nel rispetto dei termini previsti dallo statuto.

Anche la firma per presa visione della convocazione per affissione presso la sede, può costituire un efficace strumento ausiliario idoneo a dimostrare l’idoneità del mezzo utilizzato a raggiungere effettivamente i destinatari; con l’avvertenza che se prevista dallo statuto come specifica modalità di convocazione rischia di essere considerata alla stregua di una comunicazione personale e andrebbe quindi  prudenzialmente rivolta alla generalità degli aventi diritto a partecipare.

 

  1. Il quarto e ultimo passo riguarda la verbalizzazione dell’assemblea

La forma è scritta ma non devono osservarsi forme particolari per la redazione e la conservazione dei verbali.

Non è richiesta la tenuta di libri sociali vidimati e in linea di principio sono validi anche i fogli mobili stampati da PC e sottoscritti dal presidente dell’assemblea e dal segretario verbalizzante. Tuttavia, i contenuti e la modalità di tenuta dei verbali assembleari sono in genere oggetto di contestazione da parte dei verificatori nell’ambito delle verifiche fiscali e vanno quindi prudenzialmente adottate alcune buone pratiche, utili soprattutto a garantire e comprovare l’effettiva partecipazione degli associati e la trasparenza nella gestione.

Formule standard come “Il Presidente rilevato che l’assemblea è stata regolarmente convocata a norma di statuto e che pertanto  il numero dei presenti è sufficiente per la validità dell’assemblea in seconda convocazione dichiara l’assemblea pienamente regolare e valida e invita a discutere e deliberare sugli argomenti all’ordine del giorno” non danno conto delle effettive presenze. E’ quindi opportuno integrare il verbale riportando il numero dei presenti e/o inserendo i loro nominativi e raccogliendo la loro firma di presenza in foglio separato da allegarsi al verbale.

La scarsa partecipazione – purché non sia circoscritta ai soli componenti del direttivo e ai collaboratori sportivi – non è indice di scarsa democraticità e di violazione del divieto di effettività del rapporto associativo: è però fondamentale che tutti gli aventi diritto abbiano conosciuto o siano stati messi nelle condizioni di conoscere, la convocazione dell’assemblea e siano stati posti nella condizione di parteciparvi. Di qui l’importanza della pubblicità della convocazione e della verifica del libro soci.

La redazione del verbale non richiede formule particolari ed anzi vanno evitate frasi ripetitive negli anni e stereotipate: la relazione del presidente sull’attività svolta non potrà essere sempre uguale; la trattazione dei programmi per la stagione a venire, per quanto non dettagliata trattandosi di linee generali, non può limitarsi a formule generiche del tipo “ si approva la divulgazione e la promozione delle attività sportive dilettantistiche” ma dovrà dare conto delle proposte avanzate dai soci e dal consiglio direttivo, che siano sufficientemente specifiche e concrete (quali gare e manifestazioni, quali attività formative, quali ulteriori e diverse attività e progetti rispetto all’esercizio chiuso e così via) anche in riferimento alle risorse disponibili o alla previsione di nuove iniziative ed attività che possano essere utili a finanziare le attività sportive. Si  richiama l’attenzione su tali aspetti, spesso trascurati, soprattutto alla luce degli adempimenti richiesti dal Registro Coni 2.0 : è importante infatti una adeguata programmazione delle attività da inserire nel registro (sportive, didattiche, formative) per garantire il mantenimento dell’iscrizione.

Nel corso dell’assemblea i partecipanti devono prendere visione del rendiconto economico finanziario, e di tale passaggio va dato atto nel verbale. Il rendiconto deve essere comunque adeguatamente pubblicizzato: non vi è alcun obbligo di rendere pubblico o di depositare il rendiconto; con tale espressione si intende che il bilancio e i dati in esso contenuti devono essere  messi a disposizione dei soci che non abbiano potuto o voluto partecipare all’assemblea.

Il verbale deve riportare, anche sommariamente ma con precisione,  l’illustrazione delle voci e degli importi di ricavo e spesa e le annotazioni patrimoniali per informare i soci non solo del risultato di gestione ma anche della presenza di attività (ad esempio il saldo in conto corrente, il valore delle attrezzature acquistate o l’importo di crediti da incassare) o di passività (ad esempio debiti verso fornitori, banche, soci).

Come detto non vi è alcun obbligo di tenere un registro vidimato; ma se il libro verbali viene tenuto a fogli mobili è comunque opportuno numerare progressivamente i fogli e conservarli in ordine cronologico.

 

 

 

ADEGUAMENTI STATUTARI ENTRO IL 3 AGOSTO 2019:  termine importante, ma non per tutti

 

Il Codice del Terzo Settore (D.Lg.vo n 117/17) come modificato dalle disposizioni del decreto correttivo (D.Lg.vo 105/2018) prevede all’art. 101 comma 2 che alcune categorie di enti debbano adeguare i propri statuti entro ventiquattro mesi dalla sua entrata in vigore, alle disposizioni inderogabili previste dalla riforma. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con Circolare n. 20 del 27/12/2018, cui si rinvia per ogni ulteriore dettaglio, ha dettato importanti precisazioni sull’applicazione della norma e sulle modalità da seguire per l’adeguamento.

L’ adempimento non riguarda gli enti non profit in generale ma coinvolge soltanto i seguenti:

  • associazioni di promozione sociale (APS),
  • organizzazioni di volontariato (OdV),
  • Onlus
  • iscritte nei rispettivi Registri prima del 3 agosto 2017 (data di entrata in vigore del Codice del Terzo Settore).

 

Si tratta del registro nazionale delle associazioni di promozione sociale o dei relativi  registri regionali o delle province autonome di Trento e Bolzano; dei registri regionali o delle province autonome di Trento e Bolzano delle organizzazioni di volontariato; dell’anagrafe unica delle Onlus  presso Agenzia delle Entrate.

Gli adeguamenti statutari vanno adottati entro il 3 agosto 2019  (ventiquattro mesi dall’entrata in vigore del CTS) per consentire l’applicazione delle norme previgenti ai fini e per gli effetti derivanti dall’iscrizione nei registri.

Si tratta quindi di un onere e non di un obbligo: se gli enti si adegueranno potranno continuare ad applicare in via transitoria fino alla piena operatività del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) le specifiche agevolazioni previste dalle vecchie leggi di settore, ora abrogate (L.383/2000 per le APS e L.266/91 per le OdV); ad esempio le APS potranno continuare ad applicare la norma sulla compatibilità con tutte le destinazioni d’uso urbanistiche dell’immobile utilizzato per la sede e per lo svolgimento della propria attività.

Se non si adegueranno perderanno le specifiche agevolazioni di cui oggi godono a seguito dell’iscrizione nei rispettivi registri e rimarranno enti non commerciali o enti associativi generici che a fini fiscali applicheranno le norme previste dagli artt.143 e segg. del t.u.i.r.. In particolare, sussistendone i presupposti,  potranno ancora applicare l’art.148 comma III sulla de-fiscalizzazione dei corrispettivi specifici ma solo fino alla piena operatività della riforma. La norma infatti è stata modificata dal Codice del Terzo Settore e dall’anno di imposta successivo all’istituzione del RUNTS continuerà ad applicarsi alle associazioni sportive dilettantistiche ma non alle associazioni di promozione sociale, assistenziali, culturali, di formazione extrascolastica della persona. Questi sodalizi dovranno compiere una attenta valutazione della propria struttura e della propria attività per operare una scelta consapevole: dovranno decidere se entrare a far parte del terzo settore, assumendone i relativi oneri, o se rimanerne al di fuori continuando ad operare come generico ente non commerciale ma perdendo, in tal caso, una serie di importanti agevolazioni e vantaggi.

Sono coinvolte anche le ASD con qualifica di APS?

Sì, la doppia qualifica comporta l’onere di adeguamento se lo status di APS era acquisito con l’iscrizione al registro nazionale o regionale delle associazioni di promozione sociale prima del 3 agosto 2017.

La doppia iscrizione (al Registro CONI e al nuovo RUNTS) è consentita MA la scelta di entrare nel terzo settore dovrà essere attentamente valutata caso per caso in base alla struttura e alle attività svolte in quanto, dopo la piena operatività del Registro Unico del Ts, agli enti del terzo settore non saranno più applicabili le disposizioni riservate alle sportive dilettantistiche come la L.398/91 e l’art.148 comma III t.u.i.r.  .

 

Come fare per le modifiche?

Sono previste tre tipologie di adeguamento:

  1. a) adeguamento obbligatorio: gli statuti devono recepire le norme inderogabili previste dalla riforma del Ts, come ad esempio quelle sulla forma giuridica, sui principi generali o sull’individuazione delle attività di interesse generale. Così, per continuare nell’esempio, le aps, come previsto dall’art.35 del D.Lg.vo n.117/17 devono essere costituite da non meno di sette persone fisiche e devono avvalersi in modo prevalente dell’attività di volontariato di propri associati mentre le attività di interesse generale dovranno essere riconducibili a quelle previste dall’art. 5 del CTS;
  2. b) adeguamento derogatorio : gli statuti devono espressamente contenere le eventuali clausole contrarie rispetto a quanto stabilito da norme derogabili; sono norme in genere precedute dalla formula ”se l’atto costitutivo o lo statuto non dispongono diversamente….” come ad esempio quelle sul voto per delega in assemblea e pertanto se il sodalizio intende regolare diversamente gli aspetti derogabili deve espressamente provvedere sul punto;

Per tali categorie di modifiche – a) e b) – è sufficiente la delibera di assemblea ordinaria.

 

  1. c) adeguamento facoltativo: si tratta di adeguamento facoltativo in relazione alle norme che prevedono delle mere facoltà come ad esempio il ricorso al voto per corrispondenza o telematico o per le APS e le OdV la facoltà di utilizzare la denominazione sociale ETS.

Per queste deliberazioni – adeguamento di tipo c) –  è necessaria l’assemblea straordinaria.

La forma è quella prevista dallo statuto vigente e pertanto nella stragrande maggioranza dei casi la scrittura privata registrata; non è necessario l’atto pubblico salvo che si tratti di associazioni riconosciute come persone giuridiche.

 

ASI Comitato Regionale Veneto con l’ausilio di professionisti esperti del Terzo Settore mette a disposizione degli affiliati una consulenza di base sull’adeguamento degli statuti delle APS e delle ASD/APS.

 

 

 

AEROGENE AFFILIATA ASI PADOVA ORGANIZZA

 

ADEMPIMENTO DEGLI OBBLIGHI DI TRASPARENZA E PUBBLICITA’ : IL TERMINE PER LA PUBBLICAZIONE DEI DATI è IL 28 FEBBRAIO 2019

Avete ricevuto contributi pubblici nel 2018? Attenzione ai nuovi adempimenti

La Legge 4 agosto 2017 n.124 (legge annuale per il mercato e la concorrenza) prevede nuovi adempimenti che interessano anche il settore non profit, come chiarito dalla recente circolare del Ministero del Lavoro n. 2/2019.

La norma infatti non riguarda  solo le imprese ma anche  le associazioni (e quindi le ASD e le altre associazioni affiliate), le fondazioni e le onlus : questi soggetti, se nell’anno 2018 hanno ricevuto contributi, sovvenzioni incarichi retribuiti e comunque vantaggi economici di qualunque genere da parte delle pubbliche amministrazioni o da altri soggetti pubblici o equiparati, per importi superiori a € 10.000, devono pubblicare nel proprio sito web o portale digitale (o, in mancanza del sito, sulla propria pagina Facebook) entro il 28 FEBBRAIO 2019  i dati relativi al contributo ricevuto e più precisamente:

  • denominazione e codice fiscale del soggetto ricevente;
  • denominazione del soggetto erogante;
  • somma incassata
  • data di incasso
  • causale

alcune precisazioni:

  • l’adempimento riguarda sia i contributi in denaro sia quali in natura (ad esempio bene in comodato);
  • il limite di € 10.000 si intende cumulativo  ( cioè riguarda il totale dei vantaggi pubblici ricevuti e non la singola erogazione)
  • il criterio per determinare l’importo è quello di cassa (quindi le somme effettivamente incassate nel 2018 anche se di competenza di periodi diversi)
  • sono incluse anche le somme percepite a titolo di cinque per mille

Le imprese e quindi le SSD assolvono a tali obblighi inserendo tali informazioni nella nota integrativa al bilancio di esercizio

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