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FATTURA ELETTRONICA obbligatoria dal 1.1.2019 anche per ASD/SSD con partita iva

L’obbligo di fatturazione elettronica riguarda tutti i soggetti iva e non sono previste esclusioni o deroghe per le associazioni e società sportive in regime di L.398/91.

L’obbligo si estende non solo all’emissione della fattura in formato elettronico ma anche alla trasmissione, alla conservazione e alla consultazione: Agenzia delle Entrate mette a disposizione servizi gratuiti per provvedere agli adempimenti  attraverso il portale Fatture e Corrispettivi

https://ivaservizi.agenziaentrate.gov.it/portale/

In alternativa esistono numerosi prodotti software sul mercato che dovranno essere valutati quanto a costi, modalità di utilizzo, sicurezza e conformità alle specifiche tecniche dettate da Agenzia con provvedimento 30/4/2018 per le fatture tra privati ( sia per le operazioni business to business sia per le operazioni business to customer).

Attenzione:  per le fatture elettroniche da emettere nei confronti della Pubblica Amministrazione – ad esempio a fronte di contributi corrispettivi erogati alle associazioni da enti pubblici – continua ad applicarsi il d.m. n.55/2013 e il portale di riferimento rimane :  http://www.fatturapa.gov.it/export/fatturazione/it/index.htm

 

ASi Veneto valuterà l’opportunità di stipulare una convenzione  per i servizi di fatturazione elettronica, anche se difficilmente si potrà avere accesso a prezzi più vantaggiosi di quelli offerti in rete da “noti” operatori.

 Rilascio del titolo di Tecnico Sportivo

DOMANDA DI  ISCRIZIONE – 2018. Corso NAZIONALE

Titolo abilitante anche per normativa prevista: Regione Veneto LEGGE REG. VENETO 11 maggio 2015, n. 8

 

Attenzione: è aperta a tutti la possibilità di accedere GRATUITAMENTE ai lavori del corso, previa comunicazione agli uffici ASI. La quota di iscrizione è prevista per i soli richiedenti l’abilitazione (Tesserino Tecnico). 

 

ASI Veneto e Asi Fitness in collaborazione con la Scuola Regionale dello Sport CONI organizzano il corso per il rilascio del tesserino tecnico, un documento indispensabile per ottenere l’abilitazione a operatore di specifica disciplina sportiva.

Il corso consentirà di ottenere il rilascio del titolo di Tecnico Sportivo valido a livello nazionale, l’iscrizione biennale all’Albo Tecnico nazionale e il rilascio del Diploma Nazionale.

PROGRAMMA INTERVENTI 9:00 – 18.00 (18.30)

MATTINO

– Comunicazione e marketing per un insegnante sportivo – Dott. Massimo Zanotto
– L’alimentazione che fa la differenza – Dott.ssa Paola Battivelli
– Sport per tutte le età, consigli per l’uso – Dott. Edoardo Zonta

POMERIGGIO

– Coordinatore dei lavori – Prof. Giacomo Labarbuta

– Le discipline sportive dopo la riforma del CONI e il Tesserino Tecnico – Avv. Andrea Albertin
– Le collaborazioni sportive dilettantistiche dopo il c.d. Decreto Dignità – Avv. Biancamaria Stivanello
– La Legge 398/91: le attività commerciali che vi rientrano alla luce della Circolare 18/E/2018
dell’Agenzia delle Entrate – Dott. Luca Mattonai
– Novità nel Registro CONI 2.0 – Avv. Andrea Albertin

 

MODALITÀ di PARTECIPAZIONE e COSTI

Luogo: Sala Consiliare via Guasti 12/c (Padova)

accoglienza ore 8.30

Iscrizione € 150,00

Se siete interessati trasmetteteci il modulo di iscrizione allegato compilato ed accompagnato da bonifico.

 

 

  • Attenzione: leggere attentamente le modalità di iscrizione previste nella scheda allegata.
  • Attenzione: PDF editabile. Alla voce firma è sufficiente scrivere in stampatello il proprio nome. 
  • Attenzione: non è previsto un esame finale, ma il possesso dei requisiti elencati nella scheda di adesione e la partecipazione obbligatoria a tutti i moduli.

 

 La quota di iscrizione è comprensiva di:

1 – inserimento nell’Albo Tecnici Nazionale (biennale)

2 – rilascio Tesserino Tecnico Nazionale

3 – rilascio Diploma Nazionale.

 

PERCHE’ DEVO PARTECIPARE AL CORSO DI FORMAZIONE?

La Legge Regionale Veneto sullo sport, prevede all’Art. 22 – Sicurezza nella pratica delle attività motorie e sportive, prevede che: 

Le attività motorie e sportive non finalizzate all’agonismo, comportanti il pagamento di corrispettivi a qualsiasi titolo, anche sotto forma di quota associativa, si svolgono nelle palestre o in altri impianti sportivi aperti al pubblico, sulla base di programmi di attività predisposti, sotto la responsabilità di un operatore qualificato o, limitatamente alla disciplina di competenza, di un operatore di specifica disciplina sportiva, che ne supervisioni l’applicazione.

 È operatore qualificato il soggetto in possesso di uno dei seguenti titoli:

  1. a)diploma universitario rilasciato dall’Istituto superiore di educazione fisica (ISEF), di cui alla legge 7 febbraio 1958, n. 88 “Provvedimenti per l’educazione fisica” o titolo equivalente nell’ambito dell’Unione europea;
  2. b)laurea in Scienze motorie di durata almeno triennale di cui al decreto legislativo 8 maggio 1998, n. 178 “Trasformazione degli Istituti superiori di educazione fisica e istituzione di facoltà e di corsi di laurea e di diploma in scienze motorie, a norma dell’articolo 17, comma 115, della legge 15 maggio 1997, n. 127” e successive modificazioni;
  3. c)ogni altro titolo di studio equipollente conseguito all’estero e riconosciuto dallo Stato italiano.

È operatore di specifica disciplina sportiva il soggetto in possesso di abilitazione rilasciata, a livello nazionale, dalle federazioni sportive o dalle discipline sportive associate o dagli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI e dal CIP.

 

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Il progetto di un nuovo censimento nazionale nasce dall’esigenza di fornire un quadro completo attuale delle strutture sportive esistenti. Conoscere il patrimonio impiantistico, leggerlo ed interpretarlo nelle sue dimensioni e dotazioni, diventa fondamentale ai fini di una corretta pianificazione territoriale e di una mirata destinazione degli investimenti disponibili.

Sviluppato e coordinato dal Coni attraverso l’operato di Coni Servizi SpA e con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il progetto prevede la rilevazione tramite sopralluoghi fisici di tutte le strutture pubbliche e private di interesse pubblico in sinergia con gli Enti e le Istituzioni di settore operanti sul territorio.

Conclusa con successo la sperimentazione pilota che ha riguardato nel 2015 quattro regioni (Friuli Venezia Giulia, Calabria, Molise e Toscana), l’attività prosegue con il completamento della mappatura a livello nazionale da attuarsi nelle prossime due annualità tramite il Fondo “Sport e Periferie” recentemente pubblicato.

OBIETTIVI
Nello specifico, il progetto si propone di conseguire i seguenti obiettivi:

  • ottenere una mappatura completa, aggiornata ed omogenea a livello nazionale degli impianti sportivi esistenti, estendendo a tutte le regioni il modello di censimento e le procedure di analisi e classificazione nazionali predisposte;
  • condividere un sistema unico di raccolta dei dati, favorendone l’aggiornamento costante nel rispetto dell’autonomia dei singoli enti locali;
  • fornire uno strumento di pianificazione territoriale e di indirizzo delle risorse economiche;
  • produrre rapporti periodici sulla situazione degli impianti sportivi, anche a supporto della definizione di interventi e politiche di interesse nazionale;
  • valorizzare le “best practice” sviluppatesi nel territorio e contribuire allo scambio omogeneo di dati e di esperienze tra le diverse Amministrazioni e con le Istituzioni di settore;
  • fornire un servizio al cittadino sui luoghi dove fare attività sportiva.

ARCHITETTURA DEL PROGETTO

Il progetto si articola su tre livelli:

  • un database on-line di raccolta informazioni relative agli impianti sportivi (Banca Dati Nazionale);
  • un software di geomarketing per effettuare analisi di pressione della domanda di sport in rapporto all’offerta di impianti, a supporto della pianificazione degli interventi;
  • un portale di informazione al cittadino per la ricerca e visualizzazione su mappa degli impianti più vicini dove effettuare la pratica sportiva desiderata.

 

 

SSD LUCRATIVE e CO.CO.CO. SPORTIVE DILETTANTISTICHE:

la breve storia di due meteore di passaggio

 

di Biancamaria Stivanello. Avvocato.

 

Le nuove co.co.co. sportive dilettantistiche e le nuove società lucrative hanno avuto vita davvero breve nel panorama della normativa di settore: più un’apparizione che altro, si potrebbe affermare, in accordo con il titolo!

Introdotte con la legge di bilancio 2018 (L.27/12/2017 n.205) sono state abrogate dal Decreto Legge 12/7/2018 n.87. Il provvedimento –  meglio noto anche come Decreto Dignità in tema di lavoro a termine, delocalizzazioni, ludopatia – include all’art. 13 la soppressione dell’intero pacchetto sport, fatta salva l’elevazione a 10.000 euro della soglia di non imponibilità fiscale per i compensi sportivi dilettantistici.[1]

Il decreto è stato convertito in L.9/8/2018 n.96 ( in G.U 11/8/2018) senza che siano intervenuti correttivi o modifiche sul punto: l’abrogazione è pertanto confermata a far data dal 14/7/2018.

L’effetto immediato è quello di far cadere sia l’opzione di esercitare attività dilettantistiche con scopo di lucro sia l’inquadramento lavoristico delle collaborazioni e dei compensi di cui all’art.67 comma I lett.m) TUIR: due interventi che avevano viaggiato insieme nel pacchetto inserito nella legge di bilancio e che insieme sono stati ora “depennati”; tuttavia la loro abrogazione comporta  implicazioni ben diverse e impone quindi due riflessioni distinte.

Sulle SSD Lucrative  c’è poco da dire, in questa sede.

Occasione persa per attirare capitali nel settore dilettantistico? Modello di gestione mancato per i grandi impianti? Probabilmente sì; anche se è difficile fare valutazioni, visto che sono state stroncate sul nascere. Concepite e disciplinate dalla legge di bilancio, di fatto non avevano ancora potuto operare concretamente in quanto prive del necessario riconoscimento sportivo[2]: sono mancate le linee guida che il Coni avrebbe dovuto dettare per la modifiche degli statuti di Federazioni ed Enti di Promozione; sono mancati gli adeguamenti della normativa regolamentare sul registro per consentirne l’iscrizione.

In definitiva l’idea di poter superare il binomio “dilettantistico” / “assenza di scopo di lucro” che da sempre contraddistingue il settore [e lo differenzia da quello professionistico] è stata accantonata ancor prima di poterne misurare gli effetti e la portata; al riguardo non rimangono che considerazioni  de iure condendo che esulano da questo intervento.

Assai più rilevante è invece l’impatto dell’abrogazione che interessa i compensi[3] : cancellato l’inquadramento lavoristico delle collaborazioni sportive e dei compensi agevolati di cui all’art.67 comma I lett.m) TUIR, si torna alla situazione antecedente, ovvero ad una situazione estremamente incerta e controversa dettata dalle difficoltà interpretative di provvedimenti legislativi non organici, operanti su piani diversi (sostanziale/tributario/previdenziale), che hanno generato un cospicuo e diffuso contenzioso, soprattutto per le posizioni di istruttori di fitness e di nuoto.

Abbandonare la “lettera di incarico” per stipulare un vero e proprio contratto di lavoro denominato co.co.co. avrebbe certamente comportato maggiori oneri e adempimenti nonché varie conseguenze dipendenti dalla qualificazione lavoristica del rapporto, tuttavia la formula utilizzata – per quanto imperfetta, priva di organicità ed esposta a nuovi dubbi in sede di applicazione – aveva certamente il merito di fare un po’ di chiarezza: l’individuazione di una tipologia contrattuale che ben si adatta alla concreta realtà occupazionale del settore avrebbe consentito di instaurare rapporti genuini, in quanto tali capaci di prevenire o arginare il contenzioso previdenziale.

Si attendeva dal CONI la delibera sulle mansioni necessarie allo svolgimento delle attività sportive – con garanzie di uniformità di figure e prestazioni; si attendevano interventi interpretativi ministeriali su eventuali agevolazioni in ordine agli adempimenti amministrativi (c.d. cedolini paga): sei mesi non sono bastati e ogni intervento sarebbe stato comunque inutile alla vigilia del decreto dignità.

Dunque, abrogata la qualificazione lavoristica dei rapporti, si riapre l’annosa e irrisolta questione sulla natura dei compensi sportivi e delle prestazioni dei collaboratori:

sportivi dilettanti per passione o per lavoro?

In altri termini: i compensi disciplinati dall’art.67 comma I lett.m) del TUIR si riferiscono a emolumenti vari collocati tra i redditi diversi –  cioè per definizione una categoria che esclude i redditi da lavoro  – e quindi hanno un campo di applicazione circoscritto a quelle situazioni in cui, nonostante  le prestazioni siano rese a titolo oneroso,  non sia configurabile un rapporto di lavoro vero e proprio ma una causa di tipo diverso, ad esempio  ludica e/o associativa?

Oppure, considerata la peculiarità dello sport dilettantistico e il riconoscimento da parte del legislatore della sua importante funzione di utilità sociale , si deve ritenere che questa disposizione abbia disciplinato una nuova area lavorativa, di tipo speciale, il c.d. tertium genus  ovvero un lavoro che non sia inquadrabile nella tradizionale bipartizione tra lavoro  subordinato e autonomo ? O quantomeno che si tratti di un lavoro speciale perché a prescindere dal tipo contrattuale gode di un regime differenziato e di un trattamento privilegiato sotto il profilo fiscale e soprattutto previdenziale, in quanto escluso dagli obblighi contributivi?

Come detto, il sistema normativo non consente un’agevole interpretazione in particolare perché  manca il raccordo tra le norme tributarie e previdenziali  e la disciplina sostanziale del rapporto di lavoro.

E soprattutto, la progressiva dilatazione delle fattispecie riconducibili all’art.67[4]  – tendenza ancora una volta riconfermata dall’innalzamento della soglia ad euro 10.000 – finisce per contemplare di fatto un gran numero di prestazioni e di collaborazioni che ben possono nel concreto, rivestire  le caratteristiche di una vera e propria attività lavorativa: indubbiamente possono riferirsi a prestazioni continuative, ripetitive e stabili nel tempo a fronte di emolumenti non proprio marginali; circostanze che, in caso di ispezioni e verifiche da parte degli enti previdenziali, espongono al rischio concreto di riqualificazione dei compensi sportivi in redditi professionali da assoggettare alla gestione ex ENPALS.

Al riguardo la giurisprudenza – chiamata a svolgere un ruolo di supplenza del legislatore –  ha deciso in maniera ondivaga, “bocciando” o “promuovendo” gli istruttori sulla scorta di interpretazioni diametralmente opposte: tuttavia più di recente un autorevole filone della giurisprudenza di merito e importanti documenti di prassi amministrativa hanno aperto ad una lettura  del comma I lett.m) capace di  superare l’incipit dell’art.67.

Si richiamano in particolare : C.App. Firenze, sez.lav. 683/14  che valorizza la funzione sociale dello sport e la necessità di alleggerire i costi di gestione attraverso le agevolazioni sui compensi ; C.App. Milano, sez.lav. 1206/17 e 1172/2014 secondo cui sussistono le agevolazioni sui redditi diversi a prescindere dalla continuità e abitualità della prestazione in quanto la  lett.m)  non fa riferimento al requisito della non professionalità per le prestazioni sportive a differenza di quanto previsto per i compensi di direttori artistici della bande e delle filodrammatiche; C.App. Bologna, sez.lav. 250/2016, ancora più evolutiva, laddove afferma che soddisfatti i requisiti soggettivi ed oggettivi (riconoscimento sportivo ed esercizio diretto di attività sportiva dilettantistica)  rimangono fruibili gli sgravi fiscali e contributivi a prescindere dalla natura autonoma o subordinata del rapporto di lavoro.

Quanto alla prassi, si deve fare riferimento soprattutto alla Circolare dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro n. 1 del 1/12/2016, nata parallelamente agli elenchi delle discipline sportive adottati dal CONI proprio per l’esigenza di definire e individuare il campo di applicazione dell’art.67  che testualmente afferma:

 

La volontà del legislatore è quella di riservare ai rapporti di collaborazione sportivo-dilettantistici una normativa speciale volta a favorire e ad agevolare la pratica dello sport dilettantistico, rimarcando la specificità di tale settore che contempla anche un trattamento differenziato rispetto alla disciplina generale che regola i rapporti di lavoro”.

 

La circolare, inoltre, proprio con l’intento di intervenire sui contrasti giurisprudenziali, chiarisce che:

 

la qualifica acquisita da istruttori e allenatori attraverso specifici corsi di formazione tenuti dalle Federazioni non rappresenta in alcun modo un requisito, da solo sufficiente, per ricondurre i compensi tra i redditi di lavoro autonomo, non essendo tale qualifica un requisito di professionalità, ma unicamente un requisito richiesto dalla federazione di appartenenza per garantire un corretto insegnamento della pratica sportiva…

 

Tale documento torna oggi ad essere un fondamentale punto di riferimento per gli interpreti e –  ci si augura – anche un buon punto di partenza per una disciplina organica del lavoro sportivo dilettantistico capace di portare certezze agli operatori del settore e non spiragli di luce passeggeri…..

*avvocato del Foro di Padova

 

 

[1] Si tratta del comma 367 che aveva modificato l’art.69 comma 2 del T.U.I.R. sostituendo l’importo di euro 7.500 con quello di  10.000. La norma è (e rimane) in vigore dal 1/1/2018.

 

[2] In sintesi la legge di bilancio 2018 nel prevedere che le attività sportive dilettantistiche potessero essere esercitate con scopo di lucro in una delle forme societarie di cui al titolo V del libro quinto del Codice Civile, disponeva che  lo statuto dovesse contenere, a pena di nullità, le seguenti previsioni (comma 354);

nella denominazione o ragione sociale la dicitura ″società sportiva dilettantistica lucrativa”.

nell’oggetto o scopo sociale lo svolgimento e l’organizzazione di attività sportive dilettantistiche (non è richiesta l’attività didattica – anomalia).

il divieto per gli amministratori di ricoprire la medesima carica in altre società o associazioni sportive dilettantistiche affiliate alla medesima federazione sportiva o disciplina associata o riconosciute da un ente di promozione sportiva nell’ambito della stessa disciplina.

l’obbligo di prevedere nelle strutture sportive, in occasione dell’apertura al pubblico dietro pagamento di corrispettivi a qualsiasi titolo, la presenza di un direttore tecnico in possesso del diploma ISEF o di laurea quadriennale in Scienze motorie o di laurea magistrale in Organizzazione e Gestione Servizi per lo Sport e le Attività Motorie (LM47) o in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate (LM67), o in Scienze e Tecniche dello Sport (LM68), ovvero in possesso della laurea triennale in Scienze motorie.

Quanto alle agevolazioni fiscali era prevista una riduzione al 50% dell’aliquota IRES – aliquota del 12% (comma 355) e l’aliquota IVA ridotta al 10 per cento  per «i servizi di carattere sportivo… nei confronti di chi pratica l’attività sportiva a titolo occasionale o continuativo in impianti gestiti da tali società» (comma 357).

Quanto ai rapporti di collaborazione sportiva dilettantistica le SSD Lucrative erano – al pari delle ASD e SSD non lucrative – escluse  dalla presunzione di subordinazione prevista dal D.Lg.vo 81/15 per le collaborazioni coordinate, continuative ed etero-organizzate ma a differenza delle ASD/SSD non lucrative non godevano dei benefici dell’art. 67 comma I lett.m)  sul regime dei redditi diversi per i relativi compensi; questi venivano classificati come redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente ex art. 50 Tuir  con agevolazione contributiva (ex ENPALS)  ridotta al 50% per i primi 5 anni.

Condizione essenziale per conseguire la qualifica di SSD Lucrativa e per il godimento delle connesse agevolazioni era il riconoscimento a fini sportivi, ovvero l’affiliazione ad una FSN/DSA/EPS e l’iscrizione al Registro Coni (e ovviamente la promozione e l’organizzazione di discipline sportive riconosciute dalle note delibere del CONI  1566/2016 e 1568-1569/2017 per l’iscrivibilità al Registro).

[3] I commi 358 e 359 abrogati (tra gli altri) dal decreto dignità prevedevano  che:

le prestazioni di cui all’art.2 co.2, lettera d), del D.Lg.vo  15.6.15 n.81,come individuate dal Coni ai sensi dell’art.5 co. 2 lett. a) D.Lg.vo 242/99 costituiscono oggetto di contratti di collaborazione coordinata e continuativa e che i compensi derivanti dai contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati da ASD/SSD costituiscono redditi diversi ai sensi dell’art.67,lett.m) T.U.I.R..

 

 

[4] Sul fronte del trattamento economico si è passati dai primi rimborsi soggetti a franchigia giornaliera alla continua elevazione del tetto dell’area di non imponibilità fiscale e, di pari passo, alle tipologie originarie quali “indennità” e “rimborsi forfetari di spesa” si sono aggiunti  veri e propri “compensi”  – che quindi rispetto ai primi  hanno certamente una natura corrispettiva /remunerativa [ L.25/3/1986 n.80; L.13/5/99 n.133].

Un passaggio fondamentale si verifica poi a partire dal  2000 con la collocazione dei compensi nel regime dei redditi diversi e la conseguente esclusione dagli obblighi previdenziali  indipendentemente dall’ ammontare del corrispettivo

[v.si Art.81 lett.m) T.U.I.R. : “ le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche  …” Lettera così sostituita dall’art.37 comma I lett.c) l. 21/11/2000 n.342 rispetto alla precedente formulazione ( in vigore fino al 1/1/2000)   “ le indennità di trasferta e i rimborsi forfetari di spesa percepiti da soggetti che svolgono attività sportiva dilettantistica, di cui alla l.25/3/86 n.80”].

Infine, quanto all’ambito oggettivo, si è passati dalle singole manifestazioni sportive all’attività didattica e alle collaborazioni coordinate e continuative di carattere amministrativo gestionale[ art. 35 comma V del D.L. 30/12/08 n. 207 convertito in L. 27/2/09 n.14: “Nelle parole esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche contenute nell’articolo 67 comma I lett.m) del TUIR sono ricomprese la formazione, la didattica, la preparazione e l’assistenza  all’attività sportiva dilettantistica” –  art.90 L.289/02 ad integrazione dell’art.67 comma I lett.m) T.U.I.R.: «Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche»].

Tutto ok!  Di seguito alleghiamo la circolare esplicativa.

Ci saranno circa 20 incaricati CONI che effettueranno la mappatura dei centri sportivi.

Testo circolare

DOC120618-12062018111217

Novità normative ? Segnaliamo questo articolo tratto dalla rivista online FISCOSPORT, a cura della redazione. NEWS DAL MONDO SPORTIVO :: ULTIMA ORA Sabato 07 Luglio 2018
Giorgetti e scherzetti

La “mini-riforma” sullo sport introdotta a dicembre con la Legge di Bilancio, le nuove co.co.co., l’introduzione della società sportiva lucrativa? E i convegni, i dibattiti, i tavoli di lavoro?!? Dimentichiamo tutto: per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo sport Giancarlo Giorgetti il segnale della nuova attenzione del governo per il mondo dello sport passa attraverso un colpo di spugna delle precedenti novelle.

Prima fu la conferenza stampa.
Già il 3 luglio scorso, in occasione della presentazione del c.d. Decreto Dignità, il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Giancarlo Giorgetti, ebbe modo di dichiarare l’intenzione del Governo di smantellare un primo pezzettino della riforma sullo sport introdotta dalla legge di Stabilità, quella società sportiva dilettantistica con carattere lucrativo su cui tanto si è parlato e discusso in questi ultimi 7 mesi.

Poi ieri, 6 luglio 2018, sono circolate in rete bozze della versione definitiva del c.d. “Decreto Dignità” che prevedono l’abolizione totale del c.d. “pacchetto sport” inserito nella Legge di Bilancio 2018, con l’eccezione della disposizione che incrementa i compensi sportivi esenti a € 10.000,00.

Per la precisione, la bozza della nuova versione del decreto prevedrebbe, all’art. 4, che:

“All’art. 1, della Legge 27 dicembre 2017 n. 205, i commi 353,354,356,357,358,359,360,361, sono abrogati”.

Giorgetti non ha rilasciato dichiarazioni o anticipazioni sulla presunta versione definitiva del decreto. In particolare, non ha parlato direttamente di abrogazione del “pacchetto Sport”, ma ha rilasciato alcune “dichiarazioni di intento” circa la visione del governo in materia di sport dalle quali, in effetti, possono trasparire quegli intendimenti.

In concreto, e in sintesi, le dichiarazioni del sottosegretario sono state le seguenti:

Obiettivo del governo è agevolare e salvaguardare lo sport dilettantistico di base che persegue finalità sociali, con particolare attenzione nei confronti dei dirigenti e collaboratori volontari, sui quali si regge tutto il sistema;
Corollario dell’obiettivo principale è quello di “liberare” i dirigenti sportivi “dall’incubo” delle verifiche e degli accertamenti. Per fare questo è necessario rivedere la stratificazione e la sovrapposizione delle norme che si sono susseguite nel tempo;
Questo obiettivo va perseguito attraverso una semplificazione delle norme, ivi compresa un’ipotesi di “pace fiscale” (rectius: rottamazione delle cartelle e/o condono) verso quelle a.s.d. che sono state vittime di controlli fiscali e previdenziali;
Lo sport dilettantistico deve essere nettamente distinto sia dallo sport professionistico che dallo sport “commerciale”. Il primo, deve allargare i propri confini, il secondo deve essere regolato dalle leggi di mercato.
A proposito di professionismo Giorgetti auspica un superamento della L. 91/1981 e un avvicinamento alle normative degli altri paesi, in cui sportivi professionisti sono quegli atleti che ritraggono dalla pratica sportiva la propria sussistenza. Va superata la visione formalistica secondo la quale è professionista solo chi opera nelle poche federazioni sportive che hanno recepito la Legge 91/1981, quando ci sono atleti di altre discipline che beneficiano di compensi elevatissimi mantenendo lo status, anche fiscale, di dilettanti.
All’interno del dilettantismo, vanno distinti i volontari puri da coloro che, pur non ritraendo dallo sport i proventi necessari alla propria sussistenza, beneficiano comunque di remunerazioni.
Si tratta, lo dicevamo, di dichiarazioni di intento. Ma tali dichiarazioni, unitamente a quelle rilasciate in precedenza circa il superamento della lucrativa, lasciano intendere che la bozza di decreto che ha cominciato a circolare possa essere veritiera.

A questo punto, pur sottolineando che, soprattutto in materia legislativa “rigore è quando arbitro fischia”, quindi finché non saremo in presenza di un provvedimento firmato dagli organi istituzionali competenti e pubblicato in G.U. stiamo ragionando di ipotesi, è doveroso cominciare a riflettere in ordine a quali potrebbero essere le conseguenze di quanto circolato oggi in rete ed anticipato dal sottosegretario Giorgetti:

Società sportive dilettantistiche lucrative

La nuova figura rimarrebbe banalmente nel mondo delle intenzioni (legislative).
Per quanto riguarda Fiscosport, ci abbiamo ragionato non poco, e non poco criticamente (si vedano da ultimo gli articoli Donato Foresta, Le s.s.d. lucrative: per lo sport business una vittoria… di Pirro, in Newsletter 1/2018, e di Giuliano Sinibaldi, Lo sport dilettantistico alle prese con le Riforme, in Newsletter 3/2018, ove ulteriori riferimenti). E siamo certi che da mesi siano al lavoro professionisti, dirigenti e consulenti intenzionati a farsi trovare pronti quando il CONI avesse dato cittadinanza nel mondo sportivo anche alle lucrative.

Ma tant’è: di fatto la s.s.d. lucrativa non è mai esistita, di diritto non esisterà e, probabilmente, non se ne sentirà troppo la mancanza. Forse. Perchè magari bisognerà spiegarglielo a quelle società “ordinarie” che grazie alla trasformazione in “sportive lucrative” e alla conseguente riduzione dell’aliquota IVA dal 22% al 10% sulle attività sportive avrebbero goduto da subito di un innegabile vantaggio in termini di risparmio fiscale e che, dunque, ci avevano fatto un pensierino.

Compensi e collaborazioni sportive dilettantistiche

L’eventuale eliminazione delle norme che qualificano come oggetto di contratti di collaborazione coordinata e continuativa le prestazioni rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle FSN, alle DSA e agli EPS riconosciuti dal CONI (co. 358 Legge di Stabilità) e i cui compensi costituiscono redditi diversi ai sensi dell’art. 67, lett. m) T.U.I.R. (quindi esenti da contribuzione INPS (ex ENPALS) e INAIL per l’intero importo erogato e esenti da imposte fino all’importo annuo di € 10.000,00 – co. 359 Legge di Stabilità), l’eliminazione di queste due norme, dicevamo, ha una conseguenza ben definita: il ritorno alla situazione precedente il dicembre 2107…

Quindi:

1. tornerebbe a porsi, prepotentemente, l’”antica” problematica del corretto inquadramento dei collaboratori sportivi, e del relativo rischio sanzionatorio in caso di verifica in materia lavoristica, con particolare riferimento alle pesantissime sanzioni per lavoro irregolare, qualora l’esito della verifica dovesse essere la riqualificazione degli sportivi dilettanti in lavoratori subordinati;

2. tornerebbe attuale l’indicazione della Circolare INL n. 1/2016; lo si sottolinea: parliamo di una circolare, cioè di un atto normativo di indirizzo, che benché con una sua importanza, ha comunque validità cogente al proprio interno;

3. conseguentemente, tornerebbero ad avere efficacia le delibere emanate da alcune F.S.N., che erano da ritenersi superate dal momento in cui la legge di bilancio 2018 prevedeva che le prestazioni venissero individuate, appunto, dal CONI.

E’ vero che si era ancora in attesa di tale delibera (ormai la data del 10 luglio prossimo sembrava essere una sorta di deadline…) ma è altrettanto certo (si veda per tutti l’intervento del dott. Andrea Mancino, Il ruolo del CONI per lo sport dilettantistico – Relazione del dott. Andrea Mancino tenuta in occasione del Seminario “Le agevolazioni fiscali a favore dello sport dilettantistico”, Ancona, 12 maggio 2018, in Newsletter n. 10/2018) che CONI e INL erano al lavoro in grande armonia per individuare soluzioni condivise che garantissero chiarezza in un settore che appariva notevolmente confuso.
Confusione – si noti – di cui prende atto lo stesso Ispettorato Nazionale del Lavoro nel suo incipit alla Circolare n. 1, lì dove riconosce che “le stesse pronunce, sia in sede amministrativa che in sede giurisprudenziale, originate dalle opposizioni ai verbali di accertamento, sono state spesso contraddittorie, non fornendo una indicazione univoca in merito ai criteri da utilizzare”;

4. si riaprirebbe la questione relativa alle mansioni individuate dagli E.P.S., posto che – ricordiamo – la Circolare di cui sopra prevede che la riconduzione tra i redditi diversi delle indennità erogate ai collaboratori sia “consentita solo al verificarsi delle seguenti condizioni: […] che il soggetto percettore svolga mansioni rientranti, sulla base dei regolamenti e delle indicazioni fornite dalle singole federazioni, tra quelle necessarie per lo svolgimento delle attività sportivo-dilettantistiche, così come regolamentate dalle singole federazioni.”

Conclusioni

Lo scenario che abbiamo qui rappresentato muove dal presupposto che le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi da Giorgetti, trovino attuazione a livello legislativo nelle prossime settimane, così come anticipato dalle bozze del decreto dignità circolate in rete.

E se così fosse, ci sentiamo di aggiungere che non è da escludere – ed è anzi auspicabile – che il CONI proceda nell’impegno profuso sin qui e pur in assenza di una norma che ne richiama l’intervento emani quelle delibere relative alle mansioni riconosciute che il mondo sportivo dilettantistico aspetta da mesi. E ciò in quanto, quand’anche tali delibere non fossero più necessarie ai fini della “abroganda” legge di bilancio, potrebbero comunque tornare utili in ottica ispettiva ai sensi della circolare 1/2016 dell’INL

Detto questo, ci sia consentito evidenziare alcune ulteriori considerazioni:

Come correttamente osservato da qualche attento commentatore: siamo certi che ricorrano i requisiti di urgenza tali da inserire l’abrogazione del “pacchetto sport” in una decretazione di urgenza?
Cosa accade a chi, in questi mesi, ponendo “legittimo affidamento” alle disposizioni previste dalla legge di bilancio ha costituito una SSDL? Oppure ha trasformato una preesistente SSD o una SRL “ordinaria” in SSDL?
E cosa accadrebbe se il decreto non fosse convertito in legge? O lo fosse in una versione diversa da quella prospettata?
Insomma, se gli obiettivi vogliono essere la chiarezza e la certezza della legislazione in materia di sport dilettantistico, forse la partenza non è delle migliori.

Speriamo che dopo la fase abrogativa inizi presto una fase “costruttiva” perché, come amiamo ripetere sempre, lo sport ha bisogno, prima di ogni altra cosa, di certezza delle norme. Qualunque esse siano.

Senza certezza non è possibile programmare né organizzare alcunché.

I giochi sono dunque ancora apertissimi… e i nostri lettori possono come sempre contare sul fatto che li informeremo tempestivamente di ogni novità.

Novità normative ? Segnaliamo questo articolo tratto dalla rivista online FISCOSPORT, a cura della redazione. NEWS DAL MONDO SPORTIVO :: ULTIMA ORA Sabato 07 Luglio 2018
Giorgetti e scherzetti

La “mini-riforma” sullo sport introdotta a dicembre con la Legge di Bilancio, le nuove co.co.co., l’introduzione della società sportiva lucrativa? E i convegni, i dibattiti, i tavoli di lavoro?!? Dimentichiamo tutto: per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo sport Giancarlo Giorgetti il segnale della nuova attenzione del governo per il mondo dello sport passa attraverso un colpo di spugna delle precedenti novelle.

Prima fu la conferenza stampa.
Già il 3 luglio scorso, in occasione della presentazione del c.d. Decreto Dignità, il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Giancarlo Giorgetti, ebbe modo di dichiarare l’intenzione del Governo di smantellare un primo pezzettino della riforma sullo sport introdotta dalla legge di Stabilità, quella società sportiva dilettantistica con carattere lucrativo su cui tanto si è parlato e discusso in questi ultimi 7 mesi.

Poi ieri, 6 luglio 2018, sono circolate in rete bozze della versione definitiva del c.d. “Decreto Dignità” che prevedono l’abolizione totale del c.d. “pacchetto sport” inserito nella Legge di Bilancio 2018, con l’eccezione della disposizione che incrementa i compensi sportivi esenti a € 10.000,00.

Per la precisione, la bozza della nuova versione del decreto prevedrebbe, all’art. 4, che:

“All’art. 1, della Legge 27 dicembre 2017 n. 205, i commi 353,354,356,357,358,359,360,361, sono abrogati”.

Giorgetti non ha rilasciato dichiarazioni o anticipazioni sulla presunta versione definitiva del decreto. In particolare, non ha parlato direttamente di abrogazione del “pacchetto Sport”, ma ha rilasciato alcune “dichiarazioni di intento” circa la visione del governo in materia di sport dalle quali, in effetti, possono trasparire quegli intendimenti.

In concreto, e in sintesi, le dichiarazioni del sottosegretario sono state le seguenti:

Obiettivo del governo è agevolare e salvaguardare lo sport dilettantistico di base che persegue finalità sociali, con particolare attenzione nei confronti dei dirigenti e collaboratori volontari, sui quali si regge tutto il sistema;
Corollario dell’obiettivo principale è quello di “liberare” i dirigenti sportivi “dall’incubo” delle verifiche e degli accertamenti. Per fare questo è necessario rivedere la stratificazione e la sovrapposizione delle norme che si sono susseguite nel tempo;
Questo obiettivo va perseguito attraverso una semplificazione delle norme, ivi compresa un’ipotesi di “pace fiscale” (rectius: rottamazione delle cartelle e/o condono) verso quelle a.s.d. che sono state vittime di controlli fiscali e previdenziali;
Lo sport dilettantistico deve essere nettamente distinto sia dallo sport professionistico che dallo sport “commerciale”. Il primo, deve allargare i propri confini, il secondo deve essere regolato dalle leggi di mercato.
A proposito di professionismo Giorgetti auspica un superamento della L. 91/1981 e un avvicinamento alle normative degli altri paesi, in cui sportivi professionisti sono quegli atleti che ritraggono dalla pratica sportiva la propria sussistenza. Va superata la visione formalistica secondo la quale è professionista solo chi opera nelle poche federazioni sportive che hanno recepito la Legge 91/1981, quando ci sono atleti di altre discipline che beneficiano di compensi elevatissimi mantenendo lo status, anche fiscale, di dilettanti.
All’interno del dilettantismo, vanno distinti i volontari puri da coloro che, pur non ritraendo dallo sport i proventi necessari alla propria sussistenza, beneficiano comunque di remunerazioni.
Si tratta, lo dicevamo, di dichiarazioni di intento. Ma tali dichiarazioni, unitamente a quelle rilasciate in precedenza circa il superamento della lucrativa, lasciano intendere che la bozza di decreto che ha cominciato a circolare possa essere veritiera.

A questo punto, pur sottolineando che, soprattutto in materia legislativa “rigore è quando arbitro fischia”, quindi finché non saremo in presenza di un provvedimento firmato dagli organi istituzionali competenti e pubblicato in G.U. stiamo ragionando di ipotesi, è doveroso cominciare a riflettere in ordine a quali potrebbero essere le conseguenze di quanto circolato oggi in rete ed anticipato dal sottosegretario Giorgetti:

Società sportive dilettantistiche lucrative

La nuova figura rimarrebbe banalmente nel mondo delle intenzioni (legislative).
Per quanto riguarda Fiscosport, ci abbiamo ragionato non poco, e non poco criticamente (si vedano da ultimo gli articoli Donato Foresta, Le s.s.d. lucrative: per lo sport business una vittoria… di Pirro, in Newsletter 1/2018, e di Giuliano Sinibaldi, Lo sport dilettantistico alle prese con le Riforme, in Newsletter 3/2018, ove ulteriori riferimenti). E siamo certi che da mesi siano al lavoro professionisti, dirigenti e consulenti intenzionati a farsi trovare pronti quando il CONI avesse dato cittadinanza nel mondo sportivo anche alle lucrative.

Ma tant’è: di fatto la s.s.d. lucrativa non è mai esistita, di diritto non esisterà e, probabilmente, non se ne sentirà troppo la mancanza. Forse. Perchè magari bisognerà spiegarglielo a quelle società “ordinarie” che grazie alla trasformazione in “sportive lucrative” e alla conseguente riduzione dell’aliquota IVA dal 22% al 10% sulle attività sportive avrebbero goduto da subito di un innegabile vantaggio in termini di risparmio fiscale e che, dunque, ci avevano fatto un pensierino.

Compensi e collaborazioni sportive dilettantistiche

L’eventuale eliminazione delle norme che qualificano come oggetto di contratti di collaborazione coordinata e continuativa le prestazioni rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle FSN, alle DSA e agli EPS riconosciuti dal CONI (co. 358 Legge di Stabilità) e i cui compensi costituiscono redditi diversi ai sensi dell’art. 67, lett. m) T.U.I.R. (quindi esenti da contribuzione INPS (ex ENPALS) e INAIL per l’intero importo erogato e esenti da imposte fino all’importo annuo di € 10.000,00 – co. 359 Legge di Stabilità), l’eliminazione di queste due norme, dicevamo, ha una conseguenza ben definita: il ritorno alla situazione precedente il dicembre 2107…

Quindi:

1. tornerebbe a porsi, prepotentemente, l’”antica” problematica del corretto inquadramento dei collaboratori sportivi, e del relativo rischio sanzionatorio in caso di verifica in materia lavoristica, con particolare riferimento alle pesantissime sanzioni per lavoro irregolare, qualora l’esito della verifica dovesse essere la riqualificazione degli sportivi dilettanti in lavoratori subordinati;

2. tornerebbe attuale l’indicazione della Circolare INL n. 1/2016; lo si sottolinea: parliamo di una circolare, cioè di un atto normativo di indirizzo, che benché con una sua importanza, ha comunque validità cogente al proprio interno;

3. conseguentemente, tornerebbero ad avere efficacia le delibere emanate da alcune F.S.N., che erano da ritenersi superate dal momento in cui la legge di bilancio 2018 prevedeva che le prestazioni venissero individuate, appunto, dal CONI.

E’ vero che si era ancora in attesa di tale delibera (ormai la data del 10 luglio prossimo sembrava essere una sorta di deadline…) ma è altrettanto certo (si veda per tutti l’intervento del dott. Andrea Mancino, Il ruolo del CONI per lo sport dilettantistico – Relazione del dott. Andrea Mancino tenuta in occasione del Seminario “Le agevolazioni fiscali a favore dello sport dilettantistico”, Ancona, 12 maggio 2018, in Newsletter n. 10/2018) che CONI e INL erano al lavoro in grande armonia per individuare soluzioni condivise che garantissero chiarezza in un settore che appariva notevolmente confuso.
Confusione – si noti – di cui prende atto lo stesso Ispettorato Nazionale del Lavoro nel suo incipit alla Circolare n. 1, lì dove riconosce che “le stesse pronunce, sia in sede amministrativa che in sede giurisprudenziale, originate dalle opposizioni ai verbali di accertamento, sono state spesso contraddittorie, non fornendo una indicazione univoca in merito ai criteri da utilizzare”;

4. si riaprirebbe la questione relativa alle mansioni individuate dagli E.P.S., posto che – ricordiamo – la Circolare di cui sopra prevede che la riconduzione tra i redditi diversi delle indennità erogate ai collaboratori sia “consentita solo al verificarsi delle seguenti condizioni: […] che il soggetto percettore svolga mansioni rientranti, sulla base dei regolamenti e delle indicazioni fornite dalle singole federazioni, tra quelle necessarie per lo svolgimento delle attività sportivo-dilettantistiche, così come regolamentate dalle singole federazioni.”

Conclusioni

Lo scenario che abbiamo qui rappresentato muove dal presupposto che le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi da Giorgetti, trovino attuazione a livello legislativo nelle prossime settimane, così come anticipato dalle bozze del decreto dignità circolate in rete.

E se così fosse, ci sentiamo di aggiungere che non è da escludere – ed è anzi auspicabile – che il CONI proceda nell’impegno profuso sin qui e pur in assenza di una norma che ne richiama l’intervento emani quelle delibere relative alle mansioni riconosciute che il mondo sportivo dilettantistico aspetta da mesi. E ciò in quanto, quand’anche tali delibere non fossero più necessarie ai fini della “abroganda” legge di bilancio, potrebbero comunque tornare utili in ottica ispettiva ai sensi della circolare 1/2016 dell’INL

Detto questo, ci sia consentito evidenziare alcune ulteriori considerazioni:

Come correttamente osservato da qualche attento commentatore: siamo certi che ricorrano i requisiti di urgenza tali da inserire l’abrogazione del “pacchetto sport” in una decretazione di urgenza?
Cosa accade a chi, in questi mesi, ponendo “legittimo affidamento” alle disposizioni previste dalla legge di bilancio ha costituito una SSDL? Oppure ha trasformato una preesistente SSD o una SRL “ordinaria” in SSDL?
E cosa accadrebbe se il decreto non fosse convertito in legge? O lo fosse in una versione diversa da quella prospettata?
Insomma, se gli obiettivi vogliono essere la chiarezza e la certezza della legislazione in materia di sport dilettantistico, forse la partenza non è delle migliori.

Speriamo che dopo la fase abrogativa inizi presto una fase “costruttiva” perché, come amiamo ripetere sempre, lo sport ha bisogno, prima di ogni altra cosa, di certezza delle norme. Qualunque esse siano.

Senza certezza non è possibile programmare né organizzare alcunché.

I giochi sono dunque ancora apertissimi… e i nostri lettori possono come sempre contare sul fatto che li informeremo tempestivamente di ogni novità.

Roggia Bernarda – tratto di via Forca a Cartigliano (VI)

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COMUNICATO STAMPA (AGCM)

RIAPERTA ISTRUTTORIA SU FEDERAZIONE ITALIANA SPORT, EQUESTRI (FISE) PER VERIFICARE IL MANCATO RISPETTO DEGLI IMPEGNI ASSUNTI NEL 2011

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 29 maggio 2018, ha deliberato la riapertura di un procedimento istruttorio nei confronti della Federazione Italiana Sport Equestri (FISE), ai sensi della legge n. 287/90.
L’istruttoria – avviata in seguito alle segnalazioni di un’associazione sportiva dilettantistica affiliata ad A.S.I. e di A.S.I.stessa – è volta ad accertare la violazione degli impegni della Federazione resi obbligatori con provvedimento del giugno 2011 e, di conseguenza, la sussistenza di una o più violazioni degli artt. 101 e/o 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, realizzate attraverso condotte volte ad impedire lo svolgimento di manifestazioni e gare amatoriali equestri da parte di organizzazione sportive concorrenti.
Nella giornata odierna, i funzionari dell’Autorità, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza, hanno svolto ispezioni presso la Federazione Italiana Sport Equestri e due Comitati Regionali Fise.
L’istruttoria dovrà concludersi entro il 31 ottobre 2019.

Anche a seguito di questo intervento della Autority, ASI fa presente che non verranno più tollerati da parte delle Federazioni atteggiamenti o attività, miranti a limitare la libera circolazione degli atleti e la libera organizzazione di attività sportive.

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A far data dal 1° luglio 2018, su indicazione della LEGGE 27 dicembre 2017, n. 205  Art. 1 . Comma 910/914 ,  i datori di lavoro o committenti corrispondono ai lavoratori la retribuzione, nonche’ ogni anticipo di essa, attraverso una banca o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi: a) bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore; b) strumenti di pagamento elettronico; c) pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento; d) emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato.

I datori di lavoro o committenti non possono corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato.

Per rapporto di lavoro, ai fini del comma 910, si intende ogni rapporto di lavoro subordinato di cui all’articolo 2094 del codice civile, indipendentemente dalle modalita’ di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto, nonche’ ogni rapporto di lavoro originato da contratti di collaborazione coordinata e continuativa e dai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142. La firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.

  1. ……………….. Al datore di lavoro o committente che viola l’obbligo di cui al comma 910 si applica la sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro.
  2. ………… Gli obblighi di cui ai commi 910, 911 e 912 e le relative sanzioni si applicano a decorrere dal centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge (quindi a pertire dal 1 luglio). La Presidenza del Consiglio dei ministri, in collaborazione con il Ministero dell’economia e delle finanze, predisporrà campagne informative, avvalendosi dei principali mezzi di comunicazione, nonche’ degli organi di comunicazione e di stampa e di soggetti privati.…………

Applicabilità a COCOCO sportivi?

  • essendo prevista la busta paga parrebbe di si … salvo diversa indicazione

Applicabilità a compensi sportivi “c.d. puri”, se sopravviveranno?

  • non essendo prevista la busta paga verrebbe da pensare di no … salvo diversa indicazione

Suggerimento: prudenzialmente converrebbe pagare i compensi con movimentazione bancaria, in attesa vengano definite, dal CONI,  le categorie assoggettate ai COCOCO sportivi.

 

 

CERTIFICATI MEDICI “AGONISTICI”: NEL VENETO ANNULLATA LA VIDIMAZIONE ULSS

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Dal 25 aprile 2018 è entrata in vigore la nuova L.R. n. 15 del 20 aprile 2018, che tra le altre cose, all’art. 59 modifica la L.R. n. 25/1982 apporta modifiche alla disciplina delle certificazioni mediche agonistiche emesse dalle strutture private di Medicina dello Sport, prevedendo la cessazione dell’obbligo della vidimazione presso il distretto sanitario di competenza in base alla residenza dell’utente.

Art. 59: Modifiche alla legge regionale 3 agosto 1982, n. 25 “Promozione dell’educazione e tutela sanitaria delle attività sportive”. 1. Il secondo comma dell’articolo 5 della legge regionale 3 agosto 1982, n. 25 è sostituito dai seguenti: “1 bis. La certificazione di idoneità per le attività sportive agonistiche rilasciata da strutture private deve essere redatta in duplice copia: a) una copia per l’interessato; b) una copia per l’Azienda ULSS di appartenenza dell’interessato. 1 ter. Il medico che ha effettuato la certificazione provvede all’invio di copia della medesima all’Azienda ULSS di appartenenza dell’interessato. 1 quater. Il giudizio di idoneità deve essere annotato dal medico che ha effettuato la certificazione sulla scheda di valutazione medico sportiva relativa agli accertamenti eseguiti. Tale scheda deve essere conservata per cinque anni. 1 quinquies. La presentazione da parte dell’atleta del certificato di idoneità è condizione per la partecipazione all’attività agonistica. 1 sexies. I medici che effettuano le certificazioni agonistiche hanno l’obbligo di inviare semestralmente alle Aziende ULSS di residenza degli atleti un elenco delle visite effettuate per l’accertamento dell’idoneità alla pratica sportiva agonistica, comprensivo dei nominativi dei soggetti visitati, della relativa disciplina sportiva per cui la certificazione è stata rilasciata, la data e l’esito.”

Pertanto i Certificati rilasciati successivamente al 24 aprile 2018 non necessitano della convalidazione (“Timbro Ulss”) per essere validi.

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